Puoi avere WhatsApp pieno di chat. Centinaia di follower. Snapchat, TikTok, Instagram.
Puoi sapere cosa sta facendo una persona che non vedi da tre anni e ricevere una notifica praticamente ogni cinque minuti.
E sentirti comunque solo.
È una contraddizione che raccontano anche i nuovi dati pubblicati dall’INAPP sul benessere di bambini e preadolescenti italiani.
L’indagine ha coinvolto 4.750 ragazzi e ragazze tra i 7 e i 14 anni e mostra come proprio nel passaggio verso la preadolescenza inizino a cambiare profondamente le relazioni con famiglia e amici.
Una ragazza su quattro in seconda media si sente sola
Il dato che colpisce di più riguarda le ragazze.
In quinta elementare, il 15% delle bambine dichiara di sentirsi sola “spesso, molto spesso o sempre”.
Arrivate in seconda media, quella percentuale sale al 25%. Una ragazza su quattro.
Tra i ragazzi della stessa età il dato è più basso, ma comunque significativo: 16,5%.
E contemporaneamente cambia anche il rapporto con le persone che abbiamo intorno.
La soddisfazione per le relazioni con gli amici passa dall’83,3% in quinta elementare al 75,1% in seconda media.
Cala anche la sensazione di essere ascoltati dai genitori e diminuisce la percezione di poter partecipare alle decisioni familiari che ci riguardano.
Intanto lo smartphone diventa praticamente universale
Ed è qui che compare il paradosso.
Mentre alcuni indicatori sulla qualità delle relazioni peggiorano, aumenta enormemente la connessione digitale.
In quinta elementare ha uno smartphone personale il 52,7% dei bambini. In prima media siamo già all’87%.
In seconda media si arriva al 90,7%.
Nello stesso periodo, l’iscrizione ai social passa dal 31,5% al 74,8%, mentre il 55,3% dei dodicenni dichiara di utilizzarli quotidianamente o quasi.
Mai così connessi.
Ma essere connessi ed essere in relazione sono davvero la stessa cosa?
Quando stare online comincia a pesare anche offline
Lo studio non dice semplicemente che “TikTok ci rende soli”. Sarebbe una conclusione troppo facile. I dati mostrano però che l’uso molto intenso della rete si accompagna a diverse difficoltà.
Tra i ragazzi di seconda media, il 32,5% dice di aver provato a ridurre l’utilizzo di Internet senza riuscirci e il 25% riconosce che l’uso della rete gli crea problemi.
Il 20,1% segnala conflitti con famiglia o amici collegati all’utilizzo di Internet, mentre il 17,4% riferisce un peggioramento dei risultati scolastici.
C’è poi un’altra forma di solitudine che esiste proprio dentro i social.
In seconda media, il 20,7% delle ragazze dichiara di essere stata esclusa o ignorata online, contro il 14,3% dei ragazzi.
Essere online non significa sentirsi meno soli Forse è questo il punto più interessante. Perché abbiamo costruito strumenti che ci permettono di raggiungere praticamente chiunque in pochi secondi.
Ma avere qualcuno a cui mandare un reel non significa necessariamente avere qualcuno a cui dire che stai male.
Puoi ricevere cento reaction a una storia e sentirti ignorato.
Puoi stare tutta la sera in una chat di gruppo e avere comunque la sensazione che nessuno sappia davvero come stai.
Puoi essere costantemente raggiungibile e sentirti terribilmente distante dagli altri.
Il punto di TSR
Non crediamo che la risposta possa essere semplicemente “spegnete i telefoni e uscite di casa”.
Perché per chi è cresciuto con uno smartphone, online e offline non sono più due mondi completamente separati. Le amicizie iniziano online e continuano fuori. E quelle nate a scuola continuano nelle chat, nelle storie e nei vocali.
Il problema forse arriva quando essere visti prende il posto dell’essere ascoltati.
Quando sappiamo cosa hanno mangiato i nostri amici, quale canzone stanno ascoltando e dove sono sabato sera, ma non sappiamo se stanno bene.
E allora forse ogni tanto, invece di mandare l’ennesimo reel, potremmo fare una domanda molto meno algoritmica:
“Come stai davvero?” E aspettare la risposta.

