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IL RAP CHE FA PENSARE STA VINCENDO?

Nayt e Kid Yugi conquistano il disco d’oro. Due artisti, due stili e una domanda: il rap che fa riflettere sta trovando sempre più spazio?

Due dischi d’oro, due modi diversi di fare rap e una domanda: per avere successo oggi bisogna davvero puntare soltanto su ritornelli immediati e canzoni che diventano virali?
Le nuove certificazioni FIMI della settimana 42, pubblicate lunedì 19 ottobre, offrono uno spunto interessante per parlare di come sta cambiando il rap italiano.

Nayt conquista il disco d’oro con Prima che, mentre Kid Yugi e Tutti Fenomeni raggiungono lo stesso traguardo con Eroina.
Due brani differenti, accomunati da una scrittura che non rinuncia alla complessità e a un’identità artistica riconoscibile.

Nayt e Kid Yugi: due modi di raccontare qualcosa

Nayt ha costruito negli anni un percorso in cui la scrittura occupa un posto centrale. Nei suoi brani trovano spazio dubbi, contraddizioni, rapporti personali e domande sull’identità.
Con Prima che, presentata al Festival di Sanremo 2026, ha portato questa sensibilità anche davanti a un pubblico televisivo molto più ampio.

Kid Yugi, invece, ha sviluppato un linguaggio riconoscibile attraverso immagini forti, riferimenti culturali e una narrazione spesso oscura. In Eroina, insieme a Tutti Fenomeni, convivono due personalità artistiche che non puntano necessariamente sulla semplicità. Non sono canzoni che chiedono all’ascoltatore soltanto di seguire il ritmo. Offrono anche qualcosa da interpretare.
E i rispettivi dischi d’oro dimostrano che questo approccio può raggiungere risultati commerciali importanti.

Il rap deve farti cantare o farti riflettere?

È una domanda che torna spesso quando si parla di musica.
Da una parte ci sono brani che funzionano immediatamente: un ritornello riconoscibile, una produzione coinvolgente, una frase che resta in testa dopo il primo ascolto.
Dall’altra ci sono canzoni che richiedono più attenzione, magari perché contengono riferimenti da scoprire o raccontano emozioni difficili da mettere in parole.

Ma siamo sicuri che queste due caratteristiche debbano escludersi?

Un pezzo può avere un ritornello fortissimo e un testo profondo. Può farti ballare e, nello stesso momento, raccontare qualcosa che ti riguarda.
Il successo di Nayt e Kid Yugi non dimostra che il rap più introspettivo abbia superato quello immediato. Dimostra però che esiste un pubblico disposto ad ascoltare anche canzoni che non spiegano tutto al primo passaggio.

Le altre certificazioni FIMI della settimana 42

La settimana porta risultati importanti anche per altri artisti italiani.
17, l’album di Emis Killa e Jake La Furia pubblicato nel 2020, raggiunge il terzo disco di platino. Northside Melodies di Glocky ottiene il platino, mentre Odio La Sad, il progetto pubblicato dai La Sad nel 2024, conquista il disco d’oro.

Tra gli altri riconoscimenti troviamo anche il disco d’oro per Le nuvole di Fabrizio De André, uscito nel 1990.

Un insieme di certificazioni che racconta quanto possano essere differenti i percorsi musicali capaci di trovare un pubblico, anche a distanza di anni dall’uscita.

Forse il pubblico non cerca soltanto canzoni facili
Le certificazioni misurano risultati commerciali, non la qualità di un testo. Un disco d’oro non rende automaticamente una canzone migliore di un’altra.
Ma questi riconoscimenti permettono di mettere in discussione un’idea piuttosto diffusa: quella secondo cui, per arrivare a tante persone, un artista debba necessariamente rendere la propria musica più semplice.

Nayt e Kid Yugi rappresentano due esempi di come si possa costruire un’identità musicale forte senza rinunciare alla propria scrittura.
E forse la questione non è scegliere tra musica che intrattiene e musica che fa pensare.

La domanda che vogliamo farvi è un’altra: quando ascoltate un pezzo rap, cercate soprattutto qualcosa da cantare o qualcosa in cui riconoscervi?