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Recensioni

The Social – Il prezzo della verità: la recensione onesta di un film che è necessario vedere

Lunedì abbiamo partecipato in anteprima esclusiva alla proiezione di The Social: il prezzo della verità, il film in uscita domani, 8 ottobre 2026, in tutte le sale italiane: ecco la nostra recensione senza spoiler.

Parliamoci chiaro: fare un film sui social network nel 2026 è un campo minato. Il rischio “cringe” è dietro l’angolo, e la retorica del “vive meglio chi vive offline” ha francamente stancato. 

Per fortuna, The Social: il prezzo della verità evita la trappola del predicozzo e sceglie una via lucida, tesa e incredibilmente attuale, per raccontarci i retroscena di uno spettacolo a cui assistiamo e partecipiamo ogni giorno. 

La Trama in breve.

La pellicola segue l’indagine del giornalista Jeff Horwitz che aiutato dalla dipendente del team etico di Facebook Frances Haugen, svela i segreti che ci sono dietro all’algoritmo che regola il nostro quotidiano sulle piattaforme. 

Il film è tratto da una storia vera, verificatasi nel 2021: l’inchiesta giornalistica sui documenti interni di Meta che ha fatto guadagnare a Horwitz il prestigioso premio Pulitzer. Sul grande schermo, questa vicenda diventa un thriller investigativo, che mostra senza filtri come la ricerca dell’engagement a tutti i costi finisca per calpestare il benessere mentale degli utenti.

Regia e Cast: promosso o rimandato?

Dal punto di vista tecnico, il film sa il fatto suo. I percorsi narrativi su più linee temporali non confondono lo spettatore.
La regia di Aaron Sorkin non cerca virtuosismi inutili ma punta dritta alla pancia dello spettatore.

L’interpretazione di Mikey Madison nei panni di Frances Haugen e quella di Jeremy Allen White nei panni di Jeff Horowitz sono molto buone, meno realistica l’interpretazione di Jeremy Strong nei panni di Mark Zukerberg CEO di Meta, che appare eccessivamente serio in certi punti e al limite dell’isteria in altri.  

Il verdetto

Non è il capolavoro definitivo sul mondo dell’interconnessione, ma è un’opera furba, solida e necessaria che apre a dibattiti reali. 

Il vero pregio della pellicola risiede nel suo rifiuto di colpevolizzare lo spettatore. Non c’è la morale facile del “telefono brutto, natura bella”, quanto piuttosto la radiografia di un sistema economico che si nutre delle nostre attenzioni, delle nostre insicurezze e del nostro tempo. Sorkin ci ricorda che non siamo semplici “utenti”, ma i prodotti di una catena di montaggio invisibile.

Resta in ogni caso un film di cui è caldamente consigliata la visione, non solo per passare due ore di cinema teso e stimolante, ma soprattutto per prendere coscienza di quello che ci accade intorno ogni volta che sblocchiamo lo schermo dello smartphone. Usciti dalla sala, o dopo i titoli di coda in streaming, vi ritroverete a guardare il vostro feed con occhi completamente diversi.

E tu da che parte stai? Hai già visto il film o preferisci restare disconnessi? Faccelo sapere nei commenti!