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IT ENDS: L’IDEA È GENIALE. MA IL FILM FUNZIONA DAVVERO?

It Ends, la recensione: una strada senza fine e un horror che finisce per girare a vuoto

Quattro amici, una strada apparentemente infinita e un’unica regola: continuare a guidare. It Ends, l’horror d’esordio di Alexander Ullom, parte da un’idea tanto semplice quanto inquietante. Ma riesce davvero a trasformarla in un film capace di tenere lo spettatore incollato allo schermo?

Noi di TSR lo ha visto in anteprima.

It Ends: quando una strada diventa un incubo

Immaginate di essere in macchina con i vostri amici. State facendo un viaggio come tanti, chiacchierando del più e del meno, quando improvvisamente vi rendete conto che qualcosa non torna.
La strada sembra non finire mai. Non ci sono uscite, non esistono deviazioni e tornare indietro non è più possibile.
È quello che succede ai quattro protagonisti di It Ends: James, Day, Fisher e Tyler, interpretati rispettivamente da Phinehas Yoon, Akira Jackson, Noah Toth e Mitchell Cole.

Il gruppo si ritrova intrappolato in un percorso circondato da boschi, dove fermarsi può diventare estremamente pericoloso. Misteriose figure emergono infatti dalla vegetazione, avvicinandosi minacciosamente alla macchina.

L’unica soluzione sembra essere continuare a guidare. Ma verso dove?

Un inizio che funziona: tensione, mistero e qualche salto sulla sedia
La premessa di It Ends è sicuramente uno degli aspetti più interessanti del film.
Nella prima parte, il regista riesce a costruire un’atmosfera angosciante sfruttando pochi elementi: una macchina, una strada deserta e la sensazione che qualcosa di terribile possa accadere da un momento all’altro. Anche alcuni jumpscare contribuiscono ad aumentare la tensione, rendendo lo spettatore partecipe della paura dei protagonisti.

Il mistero funziona proprio perché non sappiamo cosa stia succedendo.

Chi sono le persone che inseguono i ragazzi? Perché non possono lasciare quella strada? E soprattutto, esiste davvero una via d’uscita? Sono domande che, almeno inizialmente, riescono a mantenere alta la curiosità.

Il problema arriva quando la storia inizia a ripetersi

Superata la prima fase, però, secondo la nostra inviata il film comincia a perdere forza.
La situazione rimane sostanzialmente invariata: i protagonisti continuano a guidare, cercano di comprendere quello che sta accadendo e si confrontano con una realtà che sembra non avere alcuna logica.
Il tempo passa, ma la storia fatica a evolversi.
Quella ripetizione che all’inizio contribuisce a creare inquietudine finisce gradualmente per trasformarsi in monotonia.
Ed è proprio qui che emerge il limite principale del film: un’idea originale non basta, da sola, a sostenere l’intera narrazione.
Anche i protagonisti iniziano ad abituarsi alla loro assurda condizione, ma questa trasformazione non riesce sempre a mantenere vivo l’interesse dello spettatore.
La sensazione è quella di attendere continuamente una svolta che tarda ad arrivare.

Un horror che parla anche della paura del futuro

Dietro la storia di It Ends si può leggere anche qualcosa di più profondo. I protagonisti sono giovani che si trovano in un momento di passaggio della propria vita, davanti a un futuro ancora tutto da costruire. La strada senza fine può allora diventare una metafora della crescita, delle aspettative e della paura di non sapere quale direzione prendere.
Continuare ad andare avanti, anche quando non si conosce la destinazione, è una sensazione che molti ragazzi possono riconoscere.
Da questo punto di vista, il film prova ad avvicinarsi a un horror più psicologico ed esistenziale, dove la paura non nasce soltanto da ciò che si nasconde nel bosco, ma anche dall’incertezza.
È una lettura interessante, che però non elimina i problemi di ritmo evidenziati dalla nostra inviata.

Il finale di It Ends convince? La nostra opinione senza spoiler

Uno degli aspetti più divisivi di It Ends è la scelta di non fornire risposte definitive a tutti gli interrogativi sollevati dalla storia.
È una decisione narrativa che può funzionare quando l’ambiguità aggiunge profondità al racconto, lasciando allo spettatore lo spazio per costruire una propria interpretazione.
Nel caso di It Ends, però, ho avuto una sensazione diversa.
Dopo aver trascorso gran parte del film aspettando di comprendere il mistero della strada, la conclusione rischia di lasciare più frustrazione che soddisfazione.
Non tanto perché ogni horror debba necessariamente spiegare tutto, quanto perché il film sembra promettere uno sviluppo che poi non arriva davvero.
E quando una storia si basa quasi interamente su un mistero, la gestione delle aspettative diventa fondamentale.

Vale la pena vedere It Ends?

It Ends è un film che parte da una premessa affascinante e dimostra come, anche con pochi elementi, sia possibile costruire un’atmosfera inquietante.
L’ambientazione funziona, il mistero iniziale incuriosisce e l’idea di una strada dalla quale non si può fuggire ha un potenziale notevole.
Peccato che, secondo la nostra inviata, il racconto finisca per ripetersi troppo a lungo, perdendo progressivamente quella tensione che aveva costruito all’inizio.
Chi ama gli horror psicologici, le storie surreali e i finali aperti potrebbe apprezzarne soprattutto il significato simbolico.
Chi invece cerca una trama ricca di svolte e un mistero destinato a trovare una soluzione potrebbe rimanere deluso.

Il giudizio di TSR: un’idea decisamente interessante, un inizio promettente, ma uno sviluppo troppo ripetitivo e un finale che non ripaga completamente l’attesa.
E forse è proprio questo il paradosso di It Ends: racconta una strada che sembra non finire mai, ma a un certo punto viene voglia di arrivare alla fine.