A X Factor 2026 l’abbiamo conosciuta attraverso due reinterpretazioni decisamente personali: “Amandoti” dei CCCP e “Cosa mi manchi a fare” di Calcutta.

Il suo percorso nel talent si è fermato ai Bootcamp, ma quello di SKEYE è appena iniziato.
Maria Sara Costanzo, questo il suo vero nome, è una cantautrice classe 2000 originaria di Castelforte, in provincia di Latina, che si è trasferita a Milano per portare avanti il proprio percorso musicale.
Studia al CPM Music Institute e negli ultimi anni ha partecipato a diversi festival e concorsi, arrivando in finale al Festival di SanNolo, al Videofestival Live e al Tour Music Fest. Nel 2025 ha inoltre vinto il Premio Lunezia nella sezione Nuove Proposte.
Il suo sound si muove tra pop elettronico e influenze indie-folk, con riferimenti che vanno da Bon Iver a Harry Styles fino ai Queen.
“ninnananna”: quando l’ansia diventa una persona nella stanza
Dopo POLAROID e NON CI CREDO +, SKEYE è tornata il 2 ottobre con “ninnananna”, scritta dalla stessa cantautrice e prodotta da Marco Zangirolami.
Il titolo potrebbe far pensare a una canzone che aiuta a dormire. In realtà racconta esattamente il contrario.
Al centro del brano ci sono quelle notti in cui il sonno non arriva e la testa continua a riempirsi di pensieri. SKEYE prova a trasformare l’ansia in qualcosa di concreto, quasi in una presenza fisica accanto a lei. «Ho provato a darle un volto perché, soprattutto di notte, la percepisco come una persona nella mia stanza.»
Una “ninnananna” che quindi non accompagna verso il sonno, ma continua a tenerti sveglio.
Ed è proprio da questo nuovo brano, dal passaggio a X Factor e da quello che arriverà dopo che siamo partiti per conoscere meglio SKEYE.
Veronica l’ha intervistata per TSR Next Generation.
Dopo l’esperienza di X Factor, come ti senti? Qual è il “sentiment”?
Mi sento un po’ disorientata, perché lì ti immergono completamente nella vita da artista. Però sono molto, molto contenta dell’esperienza che ho fatto e super carica, quindi positiva!
Parliamo di un momento molto discusso: la polemica sulla melodia sulle melodie cambiate che ti ha vista più che come protagonista, come spettatrice.
Come ci si sente in quei momenti? Ti viene da intervenire o ci sono gli autori che ti dicono di lasciar fare ai giudici?
In quel momento io vado lì per essere giudicata, quindi ascolto e poi eventualmente rispondo se mi sembra il caso. Quello era un confronto tra due scuole di musica differenti, quindi ho ascoltato anche per capire il punto di vista altrui. È stato un po’ difficile perché stavo attendendo il verdetto, ma alla fine mi sono sentita tranquilla: ero soddisfatta dell’esibizione e sicura di ciò che avevo portato. Ci sta che non sia piaciuto il cambio di melodia, ma è una cosa che si può fare, soprattutto per me che arrivo da studi jazzistici, dove è un elemento fondamentale.
Ti è stata data la possibilità di spiegare la tua scelta stilistica o è stata una discussione fine a se stessa tra i giudici?
A ripensarci guardando l’esibizione, in puntata non c’è stato quel momento, o comunque non me lo ricordo perché ero proprio concentrata su altro!
A proposito dei bootcamp, anche in quel caso hai portato un arrangiamento tuo di un brano di Calcutta, com’è andata?
Ci sono state critiche accese anche in quel caso?
Nessuna critica accesa, il giudizio è stato unanime sul “no” perché ho portato un mio arrangiamento. Secondo i giudici avevo svuotato il brano originale, ma io penso che siano cose soggettive: per il mio gusto e la mia interpretazione era una scelta valida, altrimenti non l’avrei fatta. Io vedo quella canzone come qualcosa di super dolce, disperato, un po’ come il brano jazz Misty, dove nel testo ci si sente “proprio in cerca di aiuto come un gattino su un albero”. La vivo così, mi è piaciuta e me ne faccio una ragione!
Visto che siamo all’inizio della tua carriera, spero di essere la prima a farti questa domanda (o tra i primi): come mai questo nome d’arte, Skeye? E come mai a X Factor ti sei presentata con il tuo nome completo?
Skeye l’ho scelto a 12 anni per via di mio fratello che non c’è più e mi guarda da lassù. A X Factor in realtà credo sia stato un misunderstanding durante le audition, infatti ai bootcamp hanno usato il mio nome d’arte!
Quali sono le tue origini e le tue fonti di ispirazione musicali?
Ho iniziato da piccolissima: a tre anni ho cantato alla mia prima recita Caro Gesù Bambino.
Da allora non ho mai smesso di dire che da grande avrei fatto la cantante.
A otto anni ho iniziato chitarra, ma ho mollato a dieci quando sono arrivati gli accordi con il barrè.
Subito dopo ho iniziato canto e non ho più smesso. A dodici anni ho avuto i noduli alle corde vocali e mi sono dovuta operare, rimanendo un anno senza cantare: è stato orribile, ma poi mi sono ripresa meglio di prima.
Nel 2019 mi sono trasferita a Milano per il conservatorio, ma a causa del COVID e di un periodo difficile in cui non riuscivo a socializzare, ho abbandonato: era un percorso troppo teorico e poco pratico. Sono tornata giù, ho lavorato un po’, poi sono risalita a Milano. Ho lavorato come receptionist e infine mi sono iscritta al CPM.
Studio lì e sono felicissima, le lezioni sono ricominciate ieri!
Per quanto riguarda le mie icone e fonti di ispirazione, le mie “stelle polari” sono tutte estere.
Sono cresciuta con i Queen, a 12-13 anni mi sono innamorata degli One Direction. Poi a 14-15 anni ho scoperto Tumblr e l’indie-folk: Boniver, Novo Amor, Damien Rice, e Paolo Nutini che ha un grande cantautorato.
A 16 anni ho avuto la fase rock, fino a 19 pop… insomma, una ricerca continua. Nelle sonorità mi ispiro molto a queste influenze; ad esempio, per il singolo Non ci credo + uscito a luglio, mi sono ispirata molto alle sonorità di Harry Styles.
Finora sono usciti tre singoli. Cosa ti piacerebbe che rimanesse all’ascoltatore, anche nei tuoi lavori futuri?
Ti rispondo con un messaggio che mi ha scritto una persona su Instagram. Mi ha detto che, purtroppo ricoverata in ospedale in una situazione complessa, nulla le ha dato sollievo come ascoltare in continuazione la mia esibizione a X Factor.
Quando ho letto quelle parole ho capito che sto aiutando le persone. A me piace aiutare gli altri, e condividere la mia musica dandomi agli altri mi fa sentire gratificata al 100%.
Guardando al futuro, quali sono i tuoi progetti nel breve e lungo termine, e che spazio ti piacerebbe ritagliarti nel panorama della musica italiana?
Sto continuando a scrivere. Non faccio troppi spoiler, ma c’è una cosa bella in arrivo! Non mi interessa fare numeri da stadio; mi interessa crearmi una community che percepisca la mia musica con le mie stesse emozioni e si ritrovi in quello che canto, riuscendo magari ad alleggerire la vita delle persone.




