Ci sono thriller in cui passi tutto il film cercando di capire chi è il colpevole.
E poi c’è Verity, dove il problema diventa capire se puoi credere a quello che hai appena visto. Abbiamo visto il film in anteprima e, senza rovinarvi nulla, possiamo dirvi una cosa: preparatevi a cambiare idea.
Una volta. Poi un’altra. E probabilmente ancora una.
Perché Verity costruisce una certezza, ti lascia il tempo di crederci e, proprio quando pensi di avere finalmente capito tutto, te la toglie da sotto i piedi.
All’inizio pensi di aver già capito Verity La prima sensazione è quasi immediata.
Verity è una donna che mette profondamente a disagio.
Più scopri della sua storia, più alcuni elementi diventano disturbanti, crudeli e difficili da accettare. E così inizi a fare esattamente quello che probabilmente il film vuole da te: la giudichi. Metti insieme gli indizi, costruisci la tua versione dei fatti e a un certo punto pensi di aver capito perfettamente chi sia la persona di cui non fidarsi.
Sembra tutto abbastanza chiaro. Forse troppo. Poi cambia tutto Quando ormai hai scelto da che parte stare, Verity ribalta il tavolo. Arriva un momento in cui quello che credevi di sapere viene completamente rimesso in discussione.
E la domanda non è più soltanto: “Verity sta mentendo?” Diventa:
“E se avessi creduto alla persona sbagliata?”
È qui che il film diventa davvero interessante. Perché non cambia soltanto la storia. Cambia retroattivamente anche il modo in cui guardi quello che è successo prima.
Scene, comportamenti e parole che avevi interpretato in un modo improvvisamente potrebbero significare qualcos’altro. E inizi mentalmente a tornare indietro.
A quel punto aveva mentito?
Quella cosa era successa davvero?
E quella persona la conosciamo veramente?
Benvenuti nella paranoia.
Il vero protagonista di “Verity” è il dubbio
La cosa che abbiamo apprezzato maggiormente è che Verity non si limita a costruire tutto intorno al classico colpo di scena finale.
Perché anche quando sembra finalmente arrivare una risposta, qualcosa non torna completamente.
Il film finisce. Il dubbio no.
E se la verità che abbiamo appena accettato fosse semplicemente un’altra versione della storia?
E se avessimo nuovamente creduto alla persona sbagliata?
E se quello che sembra l’ultimo inganno non fosse davvero l’ultimo?
Sono domande che continuano anche quando iniziano a scorrere i titoli di coda.
Perché funziona
Verity gioca con una cosa molto semplice: il nostro bisogno di decidere chi sia buono e chi sia cattivo.
Vogliamo trovare una versione dei fatti.
Vogliamo sapere chi mente.
Vogliamo scegliere qualcuno a cui credere.
Il film, invece, continua a metterci nella posizione più scomoda possibile: quella in cui non abbiamo abbastanza certezze per fidarci completamente di nessuno.
Ed è probabilmente questa la sensazione che rimane più di tutte dopo la visione.
Non tanto la paura. Il sospetto.
Il punto di Giulia
“Quello che ho trovato più interessante è che il film non termina semplicemente con un finale esplicito. Anche quando sembra aver dato una risposta, rimane addosso un dubbio.”
Ed è esattamente così. Ho visto Verity in anteprima per TSR, la forza del film sta proprio nella capacità di farci cambiare continuamente prospettiva.
Prima siamo convinti di aver capito Verity. Poi iniziamo a dubitare. Poi pensiamo di avere finalmente trovato la verità.
E alla fine torniamo praticamente alla domanda di partenza: di chi possiamo fidarci davvero?
Forse la cosa più riuscita di Verity è proprio questa.
Quando si accendono le luci della sala, il film è finito.
Ma tu stai ancora cercando la risposta.

